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C’è chi ci scherza.
Chi ci solidarizza perché, dai cazzo, ripuliscono i muri, raccolgono cibo, mettono due tende quando c’è il terremoto e tolgono le erbacce. Ti dicono pure che se hai un problema puoi chiamarli. Puoi addirittura dirgli che il tuo problema sono loro: lo risolvono comunque.
C’è chi dice che siano bravi ragazzi. Decisamente più come i “Bravi Ragazzi” di Scorsese, che come gli eroi reazionari del libro Cuore.

Ma non voglio più riderci, né sorriderci. Casapound non è più una questione politica. E’ una questione umana.

Due sere fa sono andati a un concerto a Ciampino urlando “Duce Duce” e "Zippo Libero” (ragazzo arrestato a seguito di un pestaggio), con una bandiera nera in mano.
E non è un problema: la libertà di espressione e di opinione è un diritto inalienabile dell’uomo, anche dagli imbecilli in giù.
E ora e sempre la difenderò. Anche per gli imbecilli, dagli imbecilli in giù.

Poi però, in un eccesso di avanguardismo sono andati oltre. Ancora una volta oltre.
Risse, pestaggi e cinghiate in mezzo alla folla che era andata lì per ballare e cantare. Anche questo rientra nella libertà di espressione?
Senza dimenticare lo slancio di coraggio: hanno preso 1 e l’hanno picchiato in 5.
O quest’uno era molto grande, o loro 5 erano molto piccoli.
O semplicemente erano dei vigliacchi pezzi di merda.
Ancora una volta sangue e violenza.

Se Marinetti avesse soltanto sospettato che un giorno il futurismo sarebbe caduto tra mani simili, probabilmente avrebbe fatto l’archeologo.

Ora magari ci diranno che quelli non sono di Casapound, un po’ come il pazzo che aveva ucciso i due ambulanti senegalesi a Firenze. Non sono mai di Casapound. Nessuno è di Casapound. Casapound forse neanche esiste.
Casapound  è solo un quadrato, preferibilmente di Boccioni: turbodinamica forma unica nella continuità dello spazio.