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LA DISOCCUPAZIONE AL TEMPO DELLA CRISI

l'Italia che guarda l'Europa dal basso
il Mezzogiorno che guarda dal basso l'Italia
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Che l'elevata disoccupazione sia un problema non è certo un segreto. Che l'Italia ne soffra, neanche. Come non lo è la grande recessione che nel 2007 ha investito l'economia mondiale. 
Anni difficili, che l’Unione Europea ha attraversato mentre si allargava agli Stati dell’Est.
Anni in cui l’Italia non è stata capace di modificare la situazione nel Mezzogiorno.
Tanto che, alla fine, è dal basso che il Bel Paese guarda l’Europa.
Vediamo come.

-2,1% il tasso di disoccupazione UE

Siamo nei primi anni del nuovo millennio, la disoccupazione europea è in diminuzione e l’avvento di Internet su scala globale sta per rivoluzionare il mondo. Ma  come la crisi colpisce, la disoccupazione aumenta, raggiungendo il livello massimo di 10,9% nel 2013 per poi tornare a diminuire fino al 2018.

Variazione del tasso di disoccupazione
Periodo 2000-2018 - Stati UE (2013-2020)

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Fonte: elaborazione su dati Eurostat

Aumentando il dettaglio i singoli Stati hanno avuto un andamento simile a quello dell'Unione nel suo complesso. Ma c’è un problema: il risultato non è stato lo stesso per tutti.
​I Paesi dell’Est, il Regno Unito, il Belgio, la Finlandia e la Germania sono migliorati.
Gli altri, no.
E tra questi a preoccupare sono soprattutto Italia e Spagna: nel 2018 le uniche nazioni a trovarsi ancora sopra al 10%. Oltre, ovviamente, il drammatico caso della Grecia.

Alla prova del PIL

Poca produzione, poco lavoro. Poco lavoro, poca produzione.
I Paesi dell'Est guidano ancora la classifica della crescita del PIL, mentre l'Italia aggiunge al pessimo risultato occupazionale una crescita media annua del PIL inferiore all’1%, in compagnia soltanto del Portogallo e della già citata Grecia.

< 1% la crescita del PIL in Italia

La necessità di  importanti riforme in Italia emerge chiaramente sia per la riduzione della disoccupazione sia per la crescita del PIL: difficilmente una delle due cose si verifica senza che accada anche l'altra.

Variazione del tasso di disoccupazione e crescita media annua del PIL
Periodo 2000-2018 - Stati UE (2013-2020)
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Fonte: elaborazione su dati Eurostat

Che intervenire sia fondamentale lo dice anche un altro fatto: l'Italia è ancora lontana dall'obiettivo sull'occupazione fissato nell'agenda strategica Europa 2020.

Donne e giovani all'interno della crisi

All’interno di un’Unione in cui la disoccupazione femminile si muove in linea con quella generale, Italia e Spagna si distinguono ancora: è qui infatti che la disoccupazione femminile diminuisce nonostante l’aumento di quella totale.
E se il rapporto tra disoccupazione femminile e maschile cala o, comunque, non mostra segnali preoccupanti, serve comunque fare attenzione per il futuro: per la maggior parte dei Paesi dell’Unione tale rapporto è infatti diminuito negli anni iniziali della crisi per poi invertire la rotta e aumentare fino al 2018.

E poi le giovani generazioni.
Tra il 2000 e il 2018 l’Unione vede il tasso di disoccupazione passare dal 19% al 15%: ed è nuovamente nell’Est che è diminuito più che altrove.

Variazione del tasso di disoccupazione giovanile
Periodo 2000-2018 - Stati UE (2013-2020)
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Fonte: elaborazione su dati Eurostat

Tra i Paesi maggiori sono Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Svezia a mostrare segni di difficoltà nell’affrontare la condizione giovanile all’interno della crisi.
E dalle prime due arriva un allarme: nel 2018 sono infatti gli unici Paesi, oltre la Grecia, in cui 1 giovane su 3 è disoccupato.  Per rendere la dimensione del fenomeno basta guardare la Croazia, il Paese dell'Est con il valore più elevato:1 su 5. 
E se ciò può risultare stemperato dal fatto che negli ultimi cinque anni entrambi i paesi hanno registrato segnali sempre positivi, tra le due c’è una differenza sostanziale nei risultati: la Spagna sperimenta una riduzione di quasi 20 punti percentuali mentre l'Italia ne perde la metà.

Tasso di disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile
Periodo 2000-2018 - Italia e Stati UE (2013-2020)
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Fonte: elaborazione su dati Eurostat

L'Italia spezzata

Se l'Italia guarda dal basso l'Europa, il Mezzogiorno guarda dal basso l'Italia.
E, purtroppo, non è solo una questione geografica.
Che l’Italia da sempre mostri al suo interno profonde differenze è testimoniato dall’enorme serbatoio migratorio che il Sud ha rappresentato per le altre regioni dal dopoguerra a oggi.

1 su 10 i disoccupati nelle regioni del Sud

Nel 2007, all’inizio della crisi, nelle regioni del Sud e le Isole i disoccupati erano 1 su 10: il doppio o più dei connazionali del Centro-Nord.

Se le regioni del Sud, in svantaggio alla partenza, avessero avuto il comportamento dei Paesi dell’Est in Europa, oggi la situazione italiana sarebbe molto differente. Ma le cose non sono andate affatto così.

LA DICHIARAZIONE

"Non conosco nessun altro Paese che ha una situazione così debole" [per quanto riguarda gli investimenti pubblici] "Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno"

Marc Lemaitre, direttore per la politica regionale della Commissione UE
8 Ottobre 2019 - The 2019 EU Week of Regions and Cities

Gli anni della crisi ci consegnano un Paese ancor più carico di diseguaglianze interne di quanto non fosse già prima. Tra le cause sicuramente ci sono i mancati investimenti nello sviluppo del Mezzogiorno e le difficoltà che il nostro Paese ha nell'utilizzo dei Fondi Europei.
E che ciò stia condannando l’Italia nella sua interezza a essere tra gli ultimi dell’Unione sia per crescita del PIL che per livello di disoccupazione è innegabile  tanto quanto lo è la necessità di porvi rimedio.

Piove sempre sul bagnato

L’evoluzione del fenomeno nelle regioni racconta che il peggioramento è stato maggiore laddove la condizione di partenza era già decisamente negativa: nel Sud e nelle Isole.
Fanno eccezione rispetto alla propria area di riferimento i “casi” Liguria e Basilicata

Tasso di disoccupazione 2007 e variazione del tasso di disoccupazione
Periodo 2007-2018 - Regioni italiane
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Fonte: elaborazione su dati Eurostat

Anche esplorando altre dimensioni della disoccupazione le due regioni si fanno notare.
In Liguria infatti la differenza in termini di disoccupazione tra i sessi è aumentata. E non è l'unico primato visto che qui che il tasso giovanile è aumentato più che in qualsiasi altra parte d’Italia.
La regione che ha ospitato la “Capitale Europea della Cultura 2019”, invece, non solo ha visto notevolmente ridursi le differenze tra i sessi ma è stata anche l’unica, insieme all’Abruzzo, in cui la condizione giovanile è migliorata.

La disoccupazione non viaggia mai sola

La povertà accompagna da sempre la disoccupazione.  
Non a caso in Italia l’incidenza di famiglie in povertà relativa è cresciuta di 1,9 punti percentuali dall’inizio della crisi al 2018, anno in cui più di 1 famiglia su 10 risulta povera.

31% l'incidenza delle famiglie in condizione di povertà relativa in Calabria

Ed è al Sud che la povertà assume i contorni più gravi: in Sicilia e Campania nel 2018 le famiglie in povertà relativa erano 1 su 5. In Calabria arriviamo addirittura quasi a 1 su 3. 
In un Paese che ha faticato a combattere una crisi da cui è uscito molto più fiaccato rispetto agli altri membri dell’Unione, sia nei livelli occupazionali che di produzione, la forbice tra il Nord e il Sud sembra allargarsi inesorabilmente.

Tasso di disoccupazione
Anno 2011 - Italia

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Fonte: elaborazione su dati ISTAT

Le differenze segnalate si riflettono inevitabilmente anche nei Comuni, nei quali si accende un ulteriore campanello d'allarme: i valori della disoccupazione variano da Comune a Comune in sintonia non solo con quelli della disoccupazione giovanile e con quelli delle famiglie in potenziale disagio economico, ma anche con quelli dei giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione.
Un’importante presenza di questi ultimi oggi, infatti, non potrà che causare ulteriori difficoltà domani, sia nel caso che questi giovani restino sia che emigrino.

Caserta la provincia peggiore

La combinazione di questi indicatori nel 2011 parla chiaro: i Comuni peggiori si collocano più di 9 volte su 10 in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Guardando più in dettaglio alle Province gli stessi Comuni fanno riferimento a Caserta, Napoli, Salerno, Cosenza o Palermo in 1 caso su 3.
I Comuni migliori, invece, circa 9 volte su 10 sono localizzati tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige e, quasi per la metà, tra le Province di Cuneo, Bolzano e Trento.

Perché il Sud

Tra il 2001 e il 2011 mentre nel 74% dei Comuni del Nord il tasso di disoccupazione aumentava, nel 71% dei Comuni del Sud diminuiva, mostrando un andamento inverso a quello che le rispettive regioni hanno attestato negli anni successivi fino al 2018. E, nel complesso, l’Italia ha seguito l’andamento delle aree meridionali.
La crisi ha quindi colpito il Sud proprio mentre le cose sembravano andar bene.

È nel nostro Mezzogiorno pieno di difficoltà vecchie e nuove che è  allora irrimandabile intervenire.  
Non solo perché è giusto ma perché è con il rilancio delle aree che sono indietro che il Paese nella sua totalità può star meglio.
Come sta accadendo tra gli Stati dell'Est e l'Unione.
L'Europa lo ha capito. L'augurio è che lo capisca presto anche l'Italia