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C’è del fascino ed è innegabile.

Un corpuscolo scintillante e luminoso che una volta acceso produce più energia di quanta ne possano cavare tutti i carbonari di una montagna.

Ma allora contro che cosa ci battiamo?

Ci battiamo contro un’energia che dipende da un elemento (l’uranio) che tra circa ottant’anni terminerà e scatenerà nuove guerre. Che tocchi al Kazakistan che ha il 16% dell’uranio mondiale o muoveremo guerra all’Australia o al Canada (rispettivamente 21% e 23%) adducendo improbabili spiegazioni sull’esportazione di hockey su ghiaccio nella prima e canguri nella seconda?

Ci battiamo contro un’energia che potrà essere prodotta non prima di 25 anni. Negli ultimi 4 anni in Italia solamente grazie a qualche sporadico e limitato incentivo la produzione di energia rinnovabile è aumentata di 8000MW. Le centrali che si andranno a costruire produrrebbero circa 15000MW.
La domanda sorge allora spontanea: in 25 anni non saremmo capaci di produrre quei 15000MW grazie all’eolico e al solare, ricordandoci sempre che negli ultimi 4 l’abbiamo aumentata di 8000? Non serve un genio della matematica per rispondere.

Ci battiamo contro la costruzione di centrali che arricchirà sempre più le grandi multinazionali.
Sento parlare tanto di rilanciare l’economia grazie alle piccole e medie imprese (il ritmo di chiusura delle stesse è di circa 30 al giorno) e allora perché non favorire le rinnovabili? Per la produzione, la messa in opera e l’installazione chiunque può mettere in piedi un’impresa, per quanto piccola possa essere.
Per non parlare della disponibilità di lavoro che si verrebbe a creare.

Ci battiamo contro l’impossibilità di smaltire le scorie radioattive non prima di migliaia di anni.

Ci battiamo contro i miliardi di euro che costa la dismissione di una centrale finito il suo ciclo vitale.

Ci battiamo contro un’idea di mondo che non vogliamo, dominato da un ristretto manipolo di ricchi che sulla guerra e sull’energia speculano  per poter diventare ancora più ricchi scatenando la prima per possedere la seconda.
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Ci battiamo contro un governo che ha messo a ministro dell’ambiente il rappresentante di una famiglia che opera e guadagna nel “polo petrolchimico siracusano”, meglio conosciuto come “triangolo della morte siracusano”. E poi sbandiera sacchetti biodegradabili.

Ci battiamo contro chi finge di frenare sul nucleare aspettando che l’opinione pubblica dimentichi le immagini di quella tragedia consumatasi in Giappone e i cui effetti maggiori si sapranno tra trent’anni.

Ci battiamo perché questo referendum non sia un pro o un contro il governo, non perché diciamo no a prescindere per cultura personale, ma perché questa volta più che mai ci troviamo a dover scegliere cosa sarà del futuro di questa terra. Dall’Italia può arrivare un segnale importante a tutto il mondo.

O nucleare o rinnovabili: soldi per entrambe non ci sono. Non si potrà tornare indietro. E questa scelta segnerà il cammino economico e non solo del nostro paese. E' l'energia che regola ogni attività, lo è sempre stato fin dall'aratro con buoi. E la libertà che oggi è messa in discussione dalle genti di ogni dove dipende in gran parte dalla libertà energetica e dall'accessibilità di chiunque alla stessa. E questo non dobbiamo scordarlo mai.