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Nei giorni seguenti la morte di Steve Jobs, un feroce e assetato popolo consumatore di prodotti “I Xxxx” si è scatenato sul web salutando l’addio al  mondo del fondatore della Apple con stima e affetto.

C’è chi lo ha definito un eroe, chi un genio, chi un rivoluzionario, chi un sognatore, chi un maestro di vita, chi un salvatore, chi il redentore, chi dio, chi qualcosa che sta un po’ sopra a dio.

Sulla morte non si scherza.

Neanche su quella di un capitalista a capo di una delle più grandi multinazionali del mondo,  a causa della quale si scatenano guerre, bambini vengono sfruttati e qualcuno si suicida per i turni massacranti di lavoro. Capito?
Non lo sapeva? Potevate regalargli un Mac per collegarsi, un euro per ogni messaggio di cordoglio e diventava più ricco di se stesso.

E poi... era un visionario. Il Baudelaire dell’elettronica, il Nostradamus della tecnologia.

Chissà se durante i suoi momenti di ascesi ha mai visto i morti causati dal tantalio in Congo.
Il tantalio è infatti un minerale prezioso utilizzato per la costruzione dei condensatori necessari ai microchip di tutte le nuove apparecchiature elettroniche, dall’IPhone ,all’IPad, all’IMac, all’IAiaiai.
E in Congo la guerra civile imperversa, fa morti e ne farà ancora  a lungo per via soprattutto dei minerali, indispensabili ai colossi informatici ma soprattutto ai consumatori, felici di rendere la propria vita più intrigante e interessante grazie al possesso di questi magnifici oggetti.

Un giorno magari questi aggeggi urleranno nelle orecchie degli “I-Boys” la sofferenza di chi muore nelle fabbriche per permettergli di rendere più confortevole l’attesa sotto la pensilina del bus o di colmare l’incapacità di relazionarsi col mondo vero.

O semplicemente la soddisfazione di un capriccio.
In fondo “I” è  figo!

Più di 400 anni fa Sir Isaac Newton colpito da una mela scopriva la legge di gravitazione universale.
Molto tempo dopo Biancaneve moriva nella casa dei sette nani dopo aver mangiato la mela avvelenata dalla strega.
Qualche giorno fa la mela della Apple ha brillato come non mai, scintillante di tantalio del Congo bagnato di sangue e grida disperate, non del cancro di Steve Jobs.

Qualcuno o meglio tutti hanno rispolverato un discorso fatto da Jobs a Stanford, dove ha detto all'umanità di inseguire i propri sogni. 
Non voglio maliziare sull’andamento della borsa dopo quel discorso, non sarebbe politicamente corretto, ma se tutti per inseguire i nostri sogni fossimo disposti a cedere al compromesso della morte, dello sfruttamento e della guerra, di questo mondo rimerrebbe il torsolo.
Altro che il mozzichetto sul logo Apple.

Vale davvero la pena idolatrare chi predica bene e razzola sul diritto all’esistenza degli altri?
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Qualcuno come un mio triste collega universitario crede che sia possibile: “Io non posso permettermelo,  ma in fondo come potrei non ringraziare uno che mi ha venduto un cellulare a 600€? “

I-Apocaleft. I-Now.