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So soltanto che dal 15 ottobre sono passati due giorni.

So soltanto che i media hanno avuto modo di raccontare un’Italia lesa e ferita a modo loro, chiudendo le ceneri del dissenso, del dolore e delle difficoltà di tante e tanti manifestanti in 

un’urna, insieme ai sampietrini e ai lacrimogeni urticanti.

So soltanto che l’informazione, domenica, è stata sezionata in tre: Roma devastata dai black block (al quale ogni media ha dato un’identità secondo i propri finanziatori), il derby di calcio Lazio-Roma e zio Misseri, ormai scarcerato, in diretta da Avetrana.

So soltanto che i politici di quel centro,che tende a sinistra hanno nuovamente brindato sul red carpet delle alleanze moderato-riformiste, pontificando condanne e parole di circostanza, scordandosi di aggiungere che tutte quelle pietre, le mazze, i fumogeni, le molotov, non erano per lo Stato fine a se stesso o per la polizia, ma erano per loro e i loro colleghi che non hanno saputo garantire una società diversa.
Da non dimenticare, poi,  le comiche dell’altra parte del parlamento, dalla disonorevole papera Santanché al telegiornale per idioti. Studio Aperto.
In attesa di Giuliano Ferrara questa sera.

So soltanto che quando mesi fa è cominciata la primavera araba ho ascoltato il plauso di tutti, a ogni livello, siamo andati anche a tirare qualche bomba per aiutare gli insorti.
Eppure è di sangue, guerra e morte che si parlava, affiancando la parola libertà alla parola rivoluzione.
Ma questa in qualche modo sarà pur cominciata, ci saranno stati dei lampi a precedere la tempesta.
Plaudiamo alle fiamme ma, quando ce le abbiamo sotto al naso, non alle micce che le accendono? 
O forse una democrazia infettata da mafia, corruzione, violenza, censura, servizi segreti, lobby immensamente potenti, banche, speculatori e faccendieri, è migliore di una dittatura?
Per qualcuno sì, per qualcuno è alla pari. Per qualcuno è peggio. Punti di vista.
Ed è così che ognuno affronta le cose a modo suo.

So soltanto che prima di arrivare in piazza qualcuno ha seminato terrore, fuoco e distruzione per una via intera, indisturbato, in un lasso di tempo piuttosto esteso, senza che le forze dell’ordine intervenissero, alzando il livello della tensione.
Erano d’accordo fin dall’inizio? O gli è stato ordinato di lasciarli fare perché si voleva che la manifestazione non giungesse a compimento? O tutte e due le cose?
Non importa, era Roma bruciata, lacera e distrutta che si voleva. Si sarebbe potuta spostare l’attenzione dal significato dell’indignazione portandolo sul “sacco di Roma” come campeggiava su un muro.
So soltanto che la polizia si organizza meglio quando ci sono i papa boys o i Giovani Democratici in piazza.
So soltanto che il dubbio che ci fossero infiltrati istruiti per agitare una folla fertile alla sommossa può venire.

So soltanto che tirare sassi e lacrimogeni a Piazza San Giovanni non ha senso. Neanche un po’.
So soltanto che avrebbe avuto più senso, deviare il corteo, forzare i cordoni di polizia per il centro storico ed occupare uno dei palazzi del potere. Forse cinquantamila persone li avrebbero seguiti.
So soltanto che una cosa del genere andrebbe fatta in un giorno in cui in quel palazzo è pulsante l’attività. Ne basterebbero duemila di persone. Pronte a morire per la libertà.
So soltanto che se quel che è successo in quella piazza, fosse accaduto fuori la Rai, la Rai ora avrebbe un altro nome e sarebbe la prima televisione pubblica del mondo ad essere stabilmente occupata.
Dopo il Teatro Valle e il Cinema Palazzo, la RAI.

So soltanto che ieri, mentre il cielo si tingeva di nero, mentre c’era chi rideva, chi ballava, chi fumava, chi si baciava, è stata persa un’altra occasione. A patto che si fosse restati a dormire lì, che il giorno dopo qualcuno avesse dato il cambio e che così si fosse continuato. Giovani, adulti, bambini e pensionati. Yes we camp. Però poi, che sarebbe successo? Probabilmente niente. Una fredda mattina avrebbero sgomberato.

So soltanto che, deviato il corteo, su via Marco Polo un tassista fermo a un incrocio ha sgommato e accelerato rischiando di colpirci, urlando qualcosa e guardandoci con occhi carichi di odio. Un ragazzo l’ha rincorso e l’ha raggiunto in prossimità del semaforo. Non so cosa sia accaduto ma il ragazzo è tornato indietro di corsa, poi è spuntato alle sue spalle il tassista, che in un attimo gli era addosso.
Il tassista è caduto e mentre era a terra è stato raggiunto da due calci allo stomaco e uno in bocca.
So soltanto che non so più cosa sia giusto e cosa sbagliato.
So soltanto che il tassista era stato un gran figlio di puttana.

So soltanto che se tutte quelle persone lì a manifestare, che non erano cento o duecento mila ma molte di più, senza contare quelle che c’erano col pensiero, si dedicassero alla politica attiva, ne cercassero altre dieci e tutte insieme si sforzassero di capire cosa si nasconde dietro le cose invece che sostenerle o disprezzarle di facciata, il mondo migliorerebbe in un tempo così rapido che non ce ne renderemmo neanche conto.

So soltanto che non sono più sicuro di niente.
So soltanto  che una rivoluzione democratica su larga scala non è pronta. Perché passare dal Pdl-Lega, all’UDC-PD non significa fare una rivoluzione democratica, ma soltanto che il nano più sessualmente attivo d’Italia, ha toccato due tette di troppo. E che la coppia baffetto-mascellone darà spettacolo.
E la gerontocrazia, il malaffare e il capitalismo esasperato continueranno a vessare questa terra, ancora e ancora e ancora.
So soltanto che una rivoluzione violenta di questo passo non sarà pronta prima di un decennio o forse due.

So soltanto che auguro ai miei figli di nascere in un Paese migliore e gli prometto che il loro papà le avrà tentate tutte per farglielo trovare, dalla vittoria di una politica pulita, ambientale e sociale, fino alle barricate, se prima di loro dovessero arrivare.

So soltanto Apocaleft Now.