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Molti Italiani sono pronti a brindare alle dimissioni di Silvio Berlusconi.

Che sia oggi, sia domani o tra un anno, che le dimissioni non le dia e finisca il suo mandato ormai il suo matrimonio è all'ultimo atto.

Calerà a breve il velo sul volto di una storia politica che ha sposato questa nazione vent'anni fa, e forse anche più.
Una sposa seducente e voluttuosa, che ha saputo circuire e violare la fedeltà di un popolo ai propri valori, cristiani, socialisti, comunisti, liberisti, fascisti o democratici che fossero.

Questa sposa sembra ormai agonizzante e nessuno correrà al suo capezzale, nessuno a consolarla.
Anzi tutti diranno di non averla mai conosciuta abbastanza, in fondo si limitavano a godere e latrare di piacere fra le sue gambe.

Ma del suo vestito di sposa, ancor lungo è lo strascico che ha da venire, avviluppato attorno a una cultura fatta di tette, culi, ricchezza facile, apparenza sopra ogni cosa e straniamento di quella stessa dignità che distingue l'essere umano dalla bestia.

Intanto a quanto si può ascoltare l'Iran ha tra le mani la bomba atomica, grazie ai russi, ai pachistani e ai nordcoreani.
Intanto qualche giorno fa Israele gli aveva praticamente dichiarato guerra, forte dell'appoggio della Gran Bretagna e degli USA.

In fondo Berlusconi non è stato nessuno, se non il riflesso di un popolo confuso e smarrito, che presto ricomincerà ad accorgersi che fuori c'è un mondo che non oscilla tra Minzolini e i vizi capitali di un vecchio showman, con Ferrara che segue il primo e scandisce i secondi.