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Breaking Bad nello slang del sud-est americano significa: “rompendo le regole imposte”.

Quello che la politica non ha intenzione di fare.
Infatti, tra casacche, squadre di partito preferite, bandiere più o meno scolorite, civismo esasperato o modaiolo, il mantenimento dello status quo sembra essere l'unico vero obbiettivo comune, camuffato lessicalmente dai termini "cambiamento, largo ai giovani, amore per la città, rinascita economica": un ritornello più offensivo alla dignità umana di quanto possa esserlo una riflessione filosofica (?) di Povia.

In particolare.
       Il cambiamento è uno sfottò: le facce sono sempre le stesse  e sempre le stesse cose pensano (e non quel che dicono, che invece è mutevole a seconda della convenienza del momento e di chi hanno davanti). Al limite, qualcuno più avveduto cambia lo stato o l'immagine del profilo di facebook.
      "Largo ai giovani" è una sineddoche. Una parte per il tutto. Perchè questo spazio non è per tutti i giovani, se non per la parte che si piega a logiche di quarant'anni fa. O, ancor peggio, per quel piccolo nucleo costituito da figli di un papà  politico avveduto, che si rende conto di come le saghe (ma mi verrebbe da dire seghe) familiari siano facili da perpetrare. Tanto che alcuni nuclei familiari tiburtini farebbero impallidire i Borgia del '400.
       L'amore per la città è altresì un'ipocrisia. Preferirei qualcuno che avesse il coraggio di dire "muoia Tivoli con tutti i filistei". Perchè per ora i filistei continuano a spassarsela e solo Tivoli a morire.
       La rinascita economica infine è un pandoro. Lo zucchero a velo è l'inganno dello sviluppo e l'assistenzialismo rosso-nero agli utlimi. La parte del dolce che fa sostanza, invece, è costituita dalle lottizzazioni e spartizioni agli amici e sostenitori, dalle (s)vendita dei gioielli di famiglia o dei posti di lavoro, dai megatunnel che non servono a nulla, se non a far girare l'economia di quattro o cinque astuti soggetti, e i coglioni a chi, giustamente, non vuole che una montagna sia sventrata.

La politica, così, se da una parte è un casino per chi la subisce, dall'altra è un casinò per chi la fa, e vincono sempre quelli che hanno un milione di dollari e bluiffano anche con se stessi, mentre chi parte con qualche nichelino e avrebbe pure il coraggio di giocare a carte scoperte è tanto se ne esce vivo.
E se a questo si aggiungono i fazionismi p-democratici, le chiusure del movimento cinque stelle (al quale ancora non è chiaro che l'Italia non cambia se nei Comuni non si aprono alla possibilità di alleanze con liste civiche), le presunzioni intellettuali della sinistra, la superbia radical chic di chi è convinto di profumare mentre tutti gli altri puzzano, la possibilità che questa città resti la casa in cui voler vivere è solo un sogno anfetaminico.

Per sbaragliare il campo della malapolitica cittadina servirebbe uno svestimento partitico di massa temporaneo e il confino per gli odi e le ambizioni personali, da parte di chi davanti a tutto il resto mette il bene comune: un sorprendente all-in a fianco dellla popolazione, con lo scopo di risollevare insieme il destino di questo territorio, dove la disoccupazione giovanile, il degrado ambientale e culturale, l'emergenza economica delle famiglie, la mancanza di una florida e costruttiva imprenditoria, superano quelli della BosniaErzegovina e dell'Azerbaijan. Questo sarebbe un vero Breaking Bad per la politica!

E anche a costo di essere mandato per funghi dalla sinistra, dai finti partiti democratici, dai cinque stelle, io questo sogno lo continuerò a coltivare finché il casinò della politica non diverrà un ostello per quella meglio gioventù libera e indipendente che si ritroverà tra le mani un Paese in frantumi, a causa di quelle generazioni che forse avrebbero dovuto essere un po' più accorte, e che, invece, ancora oggi, vogliono continuare come hanno iniziato, nella superficiale, faziosa o scientifica distruzione di tutto, convinti di avere ragione e di voler ancora insegnare come politica non debba esser fatta.

ApocaleftBreakingbad. Passo e chiudo.